Poesie di Charles Bukowski



*** Marlowe Christopher ... | ancoraBukowski ***

martedì, maggio 04, 2004

Marlowe Christopher ...

Marlowe Christopher (Canterbury 1564-Deptford 1593)

Attore, poi drammaturgo del periodo elisabettiano, considerato fondatore del teatro nazionale inglese. Tra le sue opere: la Storia tragica del dottor Faust; La famosa tragedia del ricco ebreo di Malta; Edoardo II ecc.

Figlio di un agiato commerciante Christopher Marlowe fu battezzato nella chiesa di San Giorgio a Canterbury il 26 febbraio 1564, esattamente due mesi prima del battesimo di William Shakespeare a Stratford-upon-Avon. Entrambi i poeti provenivano dallo stesso strato sociale: la facoltosa classe mercantile inglese. Nei documenti del tempo il nome del grande drammaturgo è scritto in diversi modi: Marley, Morley, Marlin, Merlin, Merlino. Egli ed il padre si firmavano Marley sebbene nei registri battesimali si legga Christopher figlio di John Marlow.

Compiuti i primi studi alla King’s School di Canterbury, entrò nel dicembre del 1580 nel Corpus Christi College di Cambridge, con una borsa di studio fondata da Matthew Parker, ex arcivescovo di Canterbury e rettore del collegio. La borsa aveva la durata di sei anni e di solito veniva assegnata e di solito veniva assegnata a coloro che manifestavano l’intenzione di entrare a far parte della chiesa. La carriera universitaria del Marlowe fu in apparenza regolare, ad eccezione di misteriose e prolungate assenze durante il secondo anno. Durante l’ultimo anno di studi l’intervento del Privy Concil, Consiglio della Corona, presso le autorità del collegio per permettere al giovane il conseguimento del titolo di Master of Arts. Il Consiglio dovette assicurare le preoccupate autorità universitarie che in tutte le sue azioni Christopher Morley si era comportato in modo discreto e disciplinato rendendo in tal modo buon servigio a Sua Maestà. Non è dato di conoscere se i servigi del Marlowe al governo si limitarono solamente nel portare dispacci da una ambasciata all’altra o se egli agì al servizio di Sir Francio Walshingam come spia regolare.

Con ogni probabilità, in considerazione dei suoi amici ed associati, egli fu una spia. Egli godette infatto dell’amicizia di Sir Walter Raleigh, il famoso favorito della regina, e fece parte di quella famigerata cerchia di poeti, matematici astronomi, nella quale si discuteva liberamente di religione e si seguivano libere idee e liberi costumi. Il  Marlowe sembrò trovare in tale ambiente il suo mondo congeniale in cui si accentuò la sua libertà di pensiero il suo machiavellismo e I suoi modi disordinati e violenti. Pochi mesi dopo il conseguimento del M.A. Master of Arts, 1587, il Marlowe poco più che ventitreenne portava sulle scene di Londra il suo Tamburlaine the Great. Gli altri sei anni di vita, dopo i sei passati all’università, furono dedicati al completamento della sua produzione drammatica, vivendo a Londra nel distretto teatrale di Shoreditch e assolvendo nel contempo numerosi incarichi per conto del governo. Nel settembre del 1589 venne imprigionato a Negate per aver preso parte ad una rissa di strada in cui uno dei contendenti era stato ucciso e si presentò ai giudici dell’Old Bailey per il processo assieme a Thomas Watson, poeta e drammaturgo. Tre anni più tardi fu citato nuovamente dalla sessione del Middlesex per aver assalito due guardie, con l’accusa di aver attentato alle loro vite. Il Marlowe non rispose mai di tale addebito essendo in quel periodo altrove impegnato. Molto probabilmente egli nel 1952 si sarà trovato all’assedio di Rouen, dove si trovavano delle truppe inglesi per sostenere la causa protestante contro quella cattolica. The Massacre at Paris rivela infatti una così intima conoscenza della politica francese che fa supporre sia stata scritta subito dopo tali eventi. L’anno dopo, nel marzo del 1593, Thomas Kid veniva arrestato sotto l’accusa di aver scritto un poema contro i fiamminghi e gli altri stranieri rifugiatisi in Inghilterra a causa delle persecuzioni religiose del continente. Durante la perquisizione furono trovati in suo possesso degli scritti eretici che negavano la divinità di Gesù Cristo. Il Kid, per scagionarsi, affermò che tali documenti appartenevano al Marlowe e che accidentalmente si erano confusi con le sue carte quando egli ed il Marlowe scrivevano nella stessa stanza due anni prima. Il 18 maggio il Marlowe fu invitato a comparire dinnanzi al Consiglio della Corona e comandato di presentarsi giornalmente dinanzi alla loro signoria finchè non avesse avuto licenza del contrario. E’ notevole il fatto che, mentre il Kid venne torturato ed imprigionato, al Marlowe si usarono le attenzioni riservate di solito ai personaggi di alto rango. Un certo Richard Baines, nota spia del governo, presentava contro di lui altre più gravi accuse. Lo si dipingeva come bestemmiatore, propagandista d’ateismo, epicureo e papista. Ma il 30 maggio la morte lo ghermì durante una rissa scoppiata nella Taverna di una certa Eleanor Bull, a Deptford Strand, dove si era recato in compagnia di tre uomini, uno dei quali era la nota spia ed agente provocatore Robert Poley. Non si sa con esattezza quale poterono essere le cause della sua morte. L’ambiente di spie , di prostitute, di mezzani, di assassini, in cui il poeta si era ingolfato poteva nascondere molte cause. Altre tesi attribuiscono al Consiglio della Corona la responsabilità dell’assassinio o che addirittura mandante sia stato lo stesso Sir Walter Raleigh, che temeva eventuali dichiarazioni del Marlowe sul suo circolo, che godeva fama di scuola d’ateismo. Mentre la sua morte veniva salutata trionfalmente dai libellisti puritani, i quali vedevano un esempio manifesto del giudizio di Dio sul corrotto drammaturgo, ateo e blasfemo, essa suscitò profondo cordoglio tra tutti gli autori suoi amici. Soltanto il Kid, che per causa sua aveva sofferto delle pene, dirà che egli era stato un intemperante e di animo crudele. Peele scrisse di Marley caro alle muse e Nashe compose una Elegy on Marlwe’s Untimely Death. Egli fu, dirà Swimburne, il più audace ed ispirato pioniere di tutta la nostra letteratura poetica, il primo poeta inglese i cui poteri si possono definire sublimi. Delle grandi tragedie di Marlowe, soltanto una Tamburlaine the Great fu rappresentata mentre egli era in vita. Nel 1594, l’anno dopo la sua morte, uscirono Edward II e Dido, Queen of Carthage. The Massacre at Paris ed il Doctor Faustus ebbero due successive, la prima nel 1604 e la seconda nel 1616, entrambe completamente dissimili. I testi del Marlowe infatti soffrirono lo stesso destino di tutti i grandi lavori popolari dell’epoca; ridotti e maltrattati dagli attori e riveduti da qualche scribacchino di teatro. Ma malgrado la corruzione del testo e la qualità inferiore dei collaboratori, il vero temperamento dell’uomo sopravvive nella spasmodica brillantezza della sua opera.

Le sue tragedie vennero rappresentate fino a tutta la metà del secolo successivo, quando, dopo la guerra civile del 1660 i puritani chiusero i teatri. Edward Gayton scriveva nel 1651 che nei pomeriggi di festa un vasto pubblico composto di marinai, calzolai, macellai e apprendisti di bottega costringevano gli attori a recitare i loro pezzi favoriti: Tamerlano, Barabba e Faustus. Molta della sua popolarità il Faustus la doveva ai preparativi approntati per gli effetti scenici; il tuono ed il fulmine, il fuoco dell’inferno, i diavoli che correvano urlanti per la scena eruttando fuoco dalla bocca. Similmente il Massacre at Paris offriva una perfetta orgia di sangue e poche scene di dramma sono più terrificanti dell’entrata in scena di Tamerlano che staffila i regnanti d’Asia sconfitti legati al suo carro come bardatura. Ma sicuramente il severo pubblico elisabettiano non avrebbe decretato il successo a tali opere, se nel travolgente svolgersi dell’azione non avesse sentito l’alone della poesia degli squarci poetici d’ineffabile perfezione. La cosa importante nel teatro del Marlowe è il dialogo ed il magnifico strumento del blank verse (verso sciolto) che egli per primo adottò era idoneo ad esprimere degnamente azioni e gesti magnifici. Tamburlaine the Great assicurò al Marlowe il primo e più clamoroso successo. Completamente sprovvisto di esperienza di teatro egli aveva compensato tale mancanza animando il suo protagonista  di uno straordinario spirito di sfida e rivolta. Leggendo la traduzione di Tamerlano di Pedro Mexia e l’altra di Perondino da Firenze la sua immaginazione era stata infiammata dalla storia della carriera di questo impareggiabile avventuriero che da semplice pastore era divenuto l’uomo più potente della terra. Non occorreva inventare era sufficiente seguire la storia o la leggenda a guisa di storia autentica. Cosa erano stati Cesare ed Alessandro, in confronto di questo tartaro del 14° secolo conquistatore della Persia e della Moscovita che aveva devastato la Siria e l’Indostan sconfitto gli Ottomani e che era morto mentre stava per conquistare la Cina alla testa di duecentomila guerrieri? E quale altro conquistatore aveva innalzato come lui a Bagdad un obelisco di novantamila teste mozzate e strangolato centomila prigionieri? L’uomo di un così prodigioso destino di un così sfrenato disprezzo per la vita umana, sembrò al Marlowe un essere superiore, un superuomo al quale non potevano applicarsi le insignificanti regole della morale. Libertino in entrambi i sensi della parola, Marlowe si gloriava del suo paganesimo della sua ribellione non soltanto contro i dogmi della chiesa ma contro il vero spirito del Cristianesimo. Il suo ideale era l’uomo libero dalla morale che aspirava al massimo della potenza e del godimento, servendosi della crudeltà del crimine e della sensualità. Tutti gli autori elisabettiani avevano denunciato e condannato il crimine; i loro assassinii gridavano vendetta. Il Marlowe invece osava pretendere ammirazione per il più sanguinario degli uomini, facendone un semidio. Tutto ciò che non poteva dichiarare direttamente al pubblico lo proclamava Tamerlano sulla scena. L’ottenimento dell’impossibile è l’aspirazione del poeta e Tamerlano è votato a ciò nel suo primo incontro con Zenocrate. La giovane era andata da lui, scarmigliata e sconsolata per implorare la grazia per il proprio padre, il Sultano dell’Egitto. In quel momento l’uomo che un momento prima aveva massacrato le supplicanti vergini di Damasco ed ammassato i loro cadaveri in una pila al centro del campo, pronuncia il più lirico appello alla bellezza assoluta, un grido di angoscia perché egli sa e dichiara che ciò che invoca è aldilà delle sue possibilità. La concezione di un personaggio simile, descritto con tanta audacia, non aveva precedenti nel teatro inglese. Bellissimi i versi dell’opera, che per sempre restano impressi nella memoria dello spettatore.  I più significativi sono forse quelli che dicono come Tamerlano costatando come le sue aspirazioni siano infinite trovi un senso di appagamento unicamente nel frutto d’ogni latro più maturo, quel perfetto gaudio ed unica letizia di corona terrena, il dolce godimento. Se il Tamerlano illustra la volontà di potenza di fronte agli ostacoli materiali, l’individuo che afferma la sua personalità sfidando gli uomini e la divinità che nessun avversario riesce ad atterrare se non la morte e che pensa che la gioia estatica procurata dalla glria terrena rechi in se stessa la pria ricompensa, il doctor faustus analizza le conseguenze più intime, le più introspettive e spirituali di una tale ambiziosa ricerca. Il Marlowe riprende e sviluppa l’antica leggenda tedesca del mago che, in cambio di un sapere universale, vende la pria anima al diavolo. Ancora fedele al costume del teatro inglese il Marlowe divide la leggenda del Faustus in scene. A differenza degli altri drammi di Marlowe, il doctor faustus è ricco di scene buffonesche. Ma esse nell’economia generale del dramma una funzione di contrasto con i passaggi cupi e desolati. Forse anche un significato più profondo: l’inutilità del baratto della sua anima con il vano piacere di ventiquattro anni. Faustus ha ceduto la propria immortalità contro delle gioie false illusorie che lasciano un residuo amaro triste. Si ripresenta nellìopera l’allegoria dell’albero del bene e del male la cacciata degli angeli ribelli dal paradiso, la tragica illusione dell’eroe che lascia Dio per I godimenti terreni per un illusoria sapienza. Bellissime le scene iniziali del dramma, quando Faustus si reca nella foresta ed invoca lucifero per sancire il patto o come nell’apparizione di Elena: il poeta, immaginando la sua suprema bellezza, viene rapito in un incomparabile lirismo. L’ultima scena quando faustus tremante aspetta la morte e l’inferno è tra le più patetiche e grandiose del dramma rinascimentale. Raggiunge una intensità drammatica che nessuno neanche lo Shakespeare riuscirà ad eguagliare. L’ateo Marlowe deve aver sentito tutto l’orrore del suo diniego delle sue bestemmie. Era troppo vicino alla fede per restare indifferente; e proprio la veemenza della sua professione di empio, fu un segno che la sua emancipazione non era completa.

Il successo della Spanish Tragedy del Kid e delle tragedie di atroce vendetta, spinsero il Marlowe a scrivere il melodramma The Jew of Malta, 1589. Barabba, il giudeo, è stato ingiustamente derubato dei suoi beni dai cristiani e si vendica di loro mettendo in atto tutta una straordinaria serie di crimini. Spinto ad agire astutamente per arrivare al suo scopo egli diventa l’incarnazione del machiavellismo. Nella tragedia esiste un altro personaggio ancora più terribile: lo schiavo moro Ithamore, incarnazione della brama dell’estrema crudeltà. Prima di divenire un maniaco criminale, Barabba possiede dignità e grandezza. Nel primo atto quando l’orgoglioso ed intrepido Barabba è al cospetto del giudice meschino è realmente una splendida figura.

Edward the second, grande tragedia di storia nazionale anteriore a quelle shakesperiane, fu scritta dal Marlowe poco prima di morire nel 1592. Essa è un Chronicle play, un racconto un racconto drammatico desunto dalla storia nazionale. Il soggetto è la verace storia di un re, Edoardo  II, il quale è dominato dai suoi favoriti, prima Piers Gaveston e poi Spencer. Nel regno si accende una lotta fra le pretese dei grandi ed i poteri del re, si sviluppa a più riprese una delle tante controversie tra la Corona e i baroni. Alla fine la stessa regina congiura con i nemici si lega al giovane mortimer ed Edoardo costretto ad abdicare viene condannato a morte e barbaramente ucciso. Mortimer e la regina non godranno a lungo del loro trionfo. Il giovane figlio di Edoardo II, Edoardo III, fa condannare Mortimer a morte e ordinare il processo a carico della regina sua madre. L’Edward the Second è un’opera sobria con una struttura meglio equilibrata di ogni altra del Marlowee pur non possedendo il fascino di Tamburlaine o la progressione drammatica del faustus, ha delle qualità artistiche che sono proprie del dramma storico; la gamma più variata dei personaggi un’azione maggiormente teatrale un dialogo più sobrio ed efficace. Però non possiede la lucidità necessaria per il disegno dei personaggi, per la costruzione di una trama e per la distribuzione della simpatia. Lo spirito di patriottismo, necessario ad un lavoro del genere, non si respira nell’atmosfera dell’opera. Ribelle contro la morale e la religione dei suoi connazionali, il Marlowe non condivise neanche le loro passioni politiche. Ed ancora egli si mostra in rivolta contro la morale comune quando con esaltazione lirica egli sviluppa l’amore innaturale di Edoardo per il suo favorito gaveston. La più importante innovazione operata dal Marlowe fu l’adozione del blank verse che si adeguava pienamente alla descrizione delle eroiche imprese translunari, alle travolgenti passioni che infiammarono il tatro elisabettiano. Meno versatile degli altri autori suoi contemporanei meno abile nel percepire sentimenti distinti dalle sue personali emozioni, mediocre architetto di dramma e costruttore di un dialogo agile e leggero senza nessun senso del comico ed incapace a disegnare una figura di donna il Marlowe possedeva una unica qualità suprema che gli consentì di portare il dramma nelle alte vette della letteratura. Egli fu un grande poeta. Lirico, personale, violentemente egoista che impose la sua personale concezione della vita e degli uomini. La sua esclusività produceva intensità, slancio, veemenza che davano al pubblico la sensazione della grandezza ed un tremito di entusiasmo.  Le sue opere per prime fecero sentire agli inglesi l’orgoglio della potenza l’impressione che il dramma inglese avesse eguagliato la sublimità degli antichi. Le appassinate declamazioni dei suoi personaggi assieme al trionfo con l’invincibile Armada e l’orgoglio delle conquiste lontane, resero gli inglesi ebbri e storditi di forza trionfante. Gli eroi del Marlowe che agirono nell’epoca straordinaria delle grandi scoperte, allargarono nella mente degli uomini I confini del possibile. 

 

postato da stone alle 23:49 | link | commenti (3)











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