Poesie di Charles Bukowski



*** ancoraBukowski ***

martedì, novembre 04, 2008

Licantropi

 

Donald sapeva. Sapeva quello che lo aspettava. Sentiva le sue vocine nel cervello che lo avvertivano del pericolo. Ma era impotente. Impotente di fronte a un vero e proprio esercito di mostri che si preparava a coglierlo in fallo. Che si preparava a dilaniarlo prima ancora che lui riuscisse a tentare la minima difesa. La gente intorno a lui era indifferente. Se non ostile. Ormai era arrivato a un punto in cui si sentiva diverso dagli altri. Non si sentiva più “normale”. Ma cos’è la normalità in fondo? Nessuno di noi può definirsi normale. La normalità è un’astrazione. Qualcosa di estremamente soggettivo. E così Donald continuava nella sua vita grottesca. Continuava ad andare avanti malgrado tutti gli dicessero di uccidersi. Malgrado tutti scappassero via dalle lande in cui si ritrovava a sopravvivere. Sopravvivenza che comunque era diventata dura per tutti. Ormai tutti si erano arresi a queste specie di moloch giganteschi che in tutti incutevano timore. E tutto questo sperando che finalmente un giorno di questi tutto sarebbe finito e tutti sarebbero stati lasciati in pace. Donald in fondo ci sperava. Che tutti un giorno sarebbero stati lasciati in pace da questi mostri. Ma intanto le lande venivano sempre più sottoposte a razzie e nessuno resisteva ai loro attacchi. Ma Donald lo sapeva. Sapeva che la sorte peggiore sarebbe toccata a lui. Tra una risata disperata e l’altra. Così una notte, durante una delle sue passeggiate notturne, Donald venne improvvisamente attaccato da uno di questi mostri. Donald sentì i suoi passi alle sue spalle. Donald sapeva che uscendo sarebbe stato fatto fuori. Ma ormai lui era la vittima sacrificale. Lui era il capro espiatorio. Che una volta mandato nel deserto a morire di fame e di sete, in sacrificio, avrebbe liberato la popolazione dagli attacchi dei licantropi. Donald cercò di rimanere impavido. Senza girarsi. Era bloccato dalla paura ma al tempo stesso riusciva a mantenere un barlume di coraggio in quell’incubo che diventava realtà da un secondo all’altro. Ma questo non bastò. Donald venne dilaniato dalle fauci del licantropo. Il suo sangue bagnò quella terra disgraziata con somma gioia di tutti. E la popolazione ricominciò a vivere una nuova vita. Non so se migliore o peggiore. Questo solo Donald saprebbe dircelo. Se fosse ancora vivo. Ma niente da fare. A me piace pensarlo in cammino nei deserti del messico in pieno inverno. Questo sarebbe stato il suo paradiso eterno. Per un uomo troppo buono. O forse semplicemente troppo diverso.

postato da stone alle 16:32 | link | commenti (21)
mafia, bah










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