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*** ancoraBukowski ***
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martedì, giugno 27, 2006 Come diceva qualcuno, se il seme muore porterà molto frutto. E così è stato per Francesco Fortugno. Dopo la sua morte molti esponenti della criminalità organizzata calabrese denominata N'drangheta sono stati assicurati alla giustizia. Ma, stranamente, il pm che aveva fatto sì che questi malavitosi fossero arrestati (tra cui anche esponenti politici) è stato allontanato dal caso. Mi viene quasi in mente la vicenda dell'ispettore di polizia del romanzo di Sciascia ne "Il giorno della civetta" che viene allontanato e poi sostituito da un "quaquaracquà". Spero che l'attenzione non cali nel calabrese e in tutta Italia contro il fenomeno mafioso. Magari questo governo potrebbe distinguersi dagli altri per l'eliminazione di questo fenomeno (sono troppo sognatore?). Comunque grazie alla vedova Laganà (moglie di Francesco Fortugno) è stata segnalato questo fatto e inoltre è stato denunciato un intreccio tra mafia e politica. E se la politica si intreccia con la mafia come si può sperare che questo mezzogiorno possa risollevarsi dalla catastrofe economica nella quale si trova? Ma tanto in fondo a chi gli frega più niente del mezzogiorno. Quelli che rimangono accettano una vita succube dei mafiosi. Gli altri se ne vanno. E al nord preferiscono dimenticarci. Ma io starei attento anche al nord. Perchè la piovra, se non viene eliminata, o quantomeno contenuta, potrebbe arrivare anche dalle vostre parti. E non è bello essere schiavi. Perchè qua al sud ormai non ride più nessuno. O se non altro si finisce con l'accettare l'incredibile. Perchè se non lo si accetta si finisce con l'essere considerati imbecilli prima, e poi magari si rischia anche di essere ammazzati. Ci sarà mai un'alba? "Lunga è la notte" scriveva Impastato. e tanto per continuare...
Roma, 23 giugno 2006 – Sono passati soltanto undici giorni dall’incendio avvenuto a Torchiarolo (BR) e ieri pomeriggio nuove fiamme di matrice dolosa hanno rovinato dieci ettari coltivati a grano a Mesagne, l’altro comune del brindisino impegnato con Libera, enti locali, Prefettura e Forze dell’Ordine nel riscatto delle terre un tempo in mano alla Sacra Corona Unita. Se a Torchiarolo ad andare in fumo erano stati quattro ettari di vigneti, a Mesagne sono stati bruciati circa dieci ettari di grano pronto per essere mietuto il prossimo 3 luglio in quella che doveva essere – ma a maggior ragione continuerà ad essere – una festa per i cittadini e i territori coinvolti. Questi due episodi sono solo gli ultimi in ordine di tempo di una lunga serie di atti violenti compiuti in altre regioni del nostro paese ai danni di altre esperienze di riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. “Le fiamme non fermino il riscatto della legalità – ha dichiarato don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera – anche perché non si deve cedere alle intimidazioni di quanti credono con la violenza di seminare paura. A Mesagne invece è stata seminata la speranza e il raccolto non potrà che essere fruttuoso, tanto o poco che sia, non importa. Ciò che conta è che il processo di ripristino della legge e di partecipazione civile che è stato avviato possa proseguire”. Libera aveva in occasione dell’attentato di Torchiarolo manifestato ringraziamento alle istituzioni per l’impegno e invitato i cittadini a non sottovalutare i segnali di una criminalità messa alle corde dal lavoro di magistratura e forze dell’ordine. Il rapporto con il territorio nel nome della condivisione, l’assunzione di responsabilità da parte di tutti, la creazione di cooperative di giovani che riutilizzino i beni confiscati alla SCU, il collegamento con la rete nazionale “Libera Terra”, che in questi ultimi mesi ha visto unirsi oltre cinquanta sigle di realtà di grande valore, impegnate nel settore del commercio responsabile e di qualità e del consumo critico: questi i prossimi passaggi che Libera intende sviluppare per rispondere nel migliore dei modi alle violenze e alle intimidazioni di chi agisce nell’ombra per togliere futuro ai territori brindisini tornati ad essere – ha concluso Don Ciotti – “terra libera, perché questi beni non sono di “cosa nostra” ma sono di tutti”. QUALCUNO SALVI LA PUGLIA BRUCIATI A MESAGNE (BR) DIECI ETTARI DI GRANO
lunedì, giugno 26, 2006 Dopo la vittoria della sinistra nelle ultime elezioni hanno fatto sparire le "opinioni" * di Enzo Biagi, Michele Serra, Umberto Eco, Giorgio Bocca e compagnia bella dal sito dell'espresso. Cioè: una volta vinte le elezioni, prendetevela nel culo? *: ne compare solo una. mercoledì, giugno 21, 2006 Mentre vengono arrestati i massimi esponenti di Cosa Nostra, Fitto viene "fittiziamente" beccato a ricevere tangenti. E mi chiedo se ha ragione Grasso a parlare di duro colpo alla mafia. A me continuano sempre a rompere le palle i mafiosi del mio paese. E forse continuano a romperle anche ai tanti commercianti e imprenditori con la richiesta di estorsioni.
lunedì, giugno 19, 2006 A TORCHIAROLO (BR) BRUCIATI QUATTRO ETTARI DI VIGNETI
Ufficio Stampa di Libera Roma, 12 giugno 2006 – “Inquietudine per quanto avvenuto questa notte ma anche determinazione nel continuare sul percorso tracciato a Torchiarolo per dare dignità e lavoro alla cooperativa di giovani che con gli enti locali della zona stiamo promuovendo per sottrarre alle mafie il maltolto”. sabato, giugno 17, 2006 Lunga è la notte
e senza tempo. Il cielo gonfio di pioggia non consente agli occhi di vedere le stelle. Non sarà il gelido vento a riportare la luce, nè il canto del gallo, nè il pianto di un bimbo. Troppo lunga è la notte, senza tempo, infinita. (Peppino Impastato) |
Fabio: Agitatelo prima dell'uso!..
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