Poesie di Charles Bukowski



*** ancoraBukowski ***

venerdì, marzo 31, 2006

Eterna risorge sempre la speranza, come un fungo velenoso.
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giovedì, marzo 30, 2006

Non essere giu' perche' la tua donna ti ha lasciato: ne troverai un'altra e ti lascera' anche quella.
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mercoledì, marzo 29, 2006

I soldi sono una cosa seria. Qualcuno è convinto persino che parlino.
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martedì, marzo 28, 2006

Scrivere poesie non è difficile; è difficile viverle.
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lunedì, marzo 27, 2006

Chiedo venia per il post precedente (una frase di Bukowski un po' forte) a tutte le lettrici del mio umile blog. In effetti qui ci son solo lettrici (quasi) quindi ci andrò più cauto in futuro. E comunque, il tutto era ironico.
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domenica, marzo 26, 2006

La donna non e' niente piu' che alcune parole scritte da un ragazzino in un cesso pubblico.
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sabato, marzo 25, 2006

Non ho mai trovato un vero amico. Con le donne, ogni volta era una nuova speranza, ma quello succedeva i primi tempi. Lo capii subito, smisi di cercare la 'ragazza dei sogni'; me ne bastava una che non fosse un incubo.
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venerdì, marzo 24, 2006

L'uomo è la fogna dell'universo.
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mercoledì, marzo 22, 2006

Come m'immagino Dio? Capelli bianchi, barba lunga e niente uccello.
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martedì, marzo 21, 2006

L'individuo equilibrato è un pazzo.
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domenica, marzo 19, 2006

Che differenza c'è tra poesia e prosa? La poesia dice troppo in pochissimo tempo, la prosa dice poco e ci mette un bel po'.
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sabato, marzo 18, 2006

Solo i poveri riescono ad afferrare il senso della vita, i ricchi possono solo tirare a indovinare.
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La mia unica ambizione è quella di non essere nessuno, mi sembra la soluzione più sensata.
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venerdì, marzo 17, 2006

Quando la morte verrà a pigliarci, [...], ci sputerà via come un osso spolpato e pulito da un pezzo, indurito e secco e... che cosa? E niente.
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giovedì, marzo 16, 2006

La differenza fra una democrazia e una dittatura è che in una democrazia prima voti e poi prendi ordini; in una dittatura non devi perdere tempo a votare.
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martedì, marzo 14, 2006

Perché bevo? Perché non riesco ad affrontare la vita quando sono sobrio.

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lunedì, marzo 13, 2006

Prendete pure la mia donna, ma non toccatemi l'auto.

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domenica, marzo 12, 2006

Umanità, mi stai sul cazzo da sempre. Ecco il mio motto.

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mercoledì, marzo 08, 2006

http://www.feminist.org

Auguri a tutte le donne.

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lunedì, marzo 06, 2006

Canti della Resistenza - Dalle belle città (Siamo i ribelli della montagna)
***
Dalle belle città date al nemico
fuggimmo un dì su per l'aride montagne,
cercando libertà tra rupe e rupe,
contro la schiavitù del suol tradito.

Lasciammo case, scuole ed officine,
mutammo in caserme le vecchie cascine,
armammo le mani di bombe e mitraglia,
temprammo i muscoli ed i cuori in battaglia.

Siamo i ribelli della montagna,
viviam di stenti e di patimenti,
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell'avvenir
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell'avvenir.

Di giustizia è la nostra disciplina,
libertà è l'idea che ci avvicina,
rosso sangue è il color della bandiera
partigian della folta e ardente schiera.

Sulle strade dal nemico assediate
lasciammo talvolta le carni straziate.
sentimmo l'ardor per la grande riscossa,
sentimmo l'amor per la patria nostra.

Siamo i ribelli della montagna...


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Dalle belle città (Siamo i ribelli della montagna), venne composta nel marzo del 1944 sull'Appennino ligure-piemontese, nella zona del Monte Tobbio, dai partigiani del 5° distaccamento della III Brigata Garibaldi "Liguria" dislocati alla cascina Grilla con il comandante Emilio Casalini "Cini".

 

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domenica, marzo 05, 2006

SPLEEN (Charles Baudelaire)

75

Pluvioso, irritato contro l'intera città, versa dalla sua urna a grandi zaffate un freddo tenebroso sui pallidi abitanti del vicino camposanto, rovesciando, sui quartieri brumosi, la morte.

Il mio gatto, alla cerca d'un giaciglio sul pavimento, agita incessantemente il suo corpo magro e rognoso; l'anima d'un vecchio poeta erra nella grondaia con la voce triste d'un fantasma infreddolito.

La campana che si lagna e il tizzo che fa fumo accompagnano in falsetto la pendola raffreddata; intanto in un mazzo di carte dall'odore nausenate,

lascito fatale d'una vecchia idropica, il bel fante di cuori e la regina di picche chiacchierano sinistramente dei loro amori defunti.

76

Ho più ricordi che se avessi mille anni. Un grosso mobile a cassetti ingombro di bilanci, di versi, di lettere d'amore, di verbali, di romanze e di grevi ciocche di capelli ravvolte entro quietanze, nasconde meno segreti che il mio triste cervello. E' una piramide, un'immensa tomba, contiene più morti d'una fossa comune. - Io sono un cimitero aborrito dalla luna, in cui, come rimorsi, si trascinano lunghi vermi accanendosi continuamente sui più cari dei miei morti. Sono un vecchio camerino pieno di rose passe, in cui giacciono in disordine mode sorpassate; e i pastelli miserevoli e i pallidi Boucher, soli, respirano il profumo d'una fiala lasciata aperta.

Nulla eguaglia la lentezza di quei giorni azzoppati quando, sotto i pesanti fiocchi delle annate nevose, la noia, frutto della cupa indifferenza, prende le proporzioni dell'immortalità. - Già tu non sei più, o materia vivente, che un granito circondato da un vago spavento, assopito al fondo d'un Sahara brumoso; una vecchia sfinge ignorata dal mondo noncurante, dimenticata sulle mappe: il suo umore selvaggio non canta ormai che ai raggi del sole che tramonta.

77

Sono come il re d'un paese piovoso, ricco ma impotente, giovane e vecchissimo, che disprezzando gli inchini dei maestri s'annoia coi suoi cani come con ogni altro animale. Nulla può allietarlo, né la caccia, né il falcone, né il popolo agonizzante sotto il suo balcone. Neppure la grottesca ballata del buffone favorito riesce più a distrarre la fronte di questo malato crudele. Il suo letto a fiordalisi si trasforma in sepolcro, e le dame del seguito, per le quali ogni principe, non sanno più inventare quali impudichi abbigliamenti capaci di cavare un sorriso a quel giovane scheletro. Il sapiente che gli fabbrica l'oro non ha mai saputo estirpare la corruzione dal suo essere; e in quei bagni di sangue che abbiamo ereditato dai romani e a cui i potenti, invecchiati, sono soliti ricorrere, egli non ha saputo riscaldare il cadavere ebete in cui non sangue scorre, ma verde acqua di Lete.

78

Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni, e versa, abbracciando l'intero giro dell'orizzonte, una luce diurna più triste della notte;

quando la terra è trasformata in umida prigione dove, come un pipistrello, la Speranza sbatte contro i muri con la sua timida ala picchiando la testa sui soffitti marcescenti;

quando la pioggia, distendendo le sue immense strisce, imita le sbarre d'un grande carcere, e un popolo muto d'infami ragni tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,

improvvisamente delle campane sbattono con furia e lanciano verso il cielo un urlo orrendo, simili a spiriti vaganti, senza patria, che si mettono a gemere, ostinati.

- E lunghi trasporti funebri, senza tamburi né bande, sfilano lentamente nella mia anima, vinta; la Speranza, piange; e l'atroce Angoscia, dispotica, pianta sul mio cranio chinato, il suo nero vessillo.

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venerdì, marzo 03, 2006

qualcuno si svegli...

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mercoledì, marzo 01, 2006

un bellissimo post a proposito di malavita in Campania:

http://alex321.splinder.com/post/7253443

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